Gli Psicofarmaci: Quando la Ricetta Medica Crea Dipendenza

È concezione comune che la droga sia un qualcosa d’illegale, circoscritta ad ambienti e persone ai margini della società. In parte è vero, in parte anche no.
La tossicodipendenza è uno stato che riguarda persone provenienti da diversi strati sociali e può riguardare anche gli ambienti “bene”.

abuso psicofarmaci

Ma questa realtà ormai è la cronaca dei giorni nostri a raccontarcelo: politici, imprenditori, avvocati, operai, studenti, spazzini, fabbri, medici e chi più ne ha più ne metta, tutti indipendentemente da dove vengono e quanto hanno nel conto in banca, possono essere tossicodipendenti, la differenza sta nelle possibilità che hai di sostenere il “vizietto” e “nasconderlo” ai più.

Ormai di droga si parla anche alle cinque di pomeriggio nei salotti di Canale Cinque o Rai Uno, è una realtà così diffusa che  non stiamo più dietro alle nuove droghe che proliferano, ai casi di morti, sballati, incidenti, violenze e via discorrendo.

Siamo focalizzati sull’ovvio che è quasi diventato normalità, come se questa evoluzione sociale, di gente che anche per farsi un cocktail con gli amici deve farsi una “botta”, fosse “normale”.

Non stiamo qui a giudicare nessuno, né a dire ciò che si deve o non deve fare, ma concedeteci una riflessione sul fatto che, un futuro di giovani decerebrati dalla droga, non è che ci faccia fare i salti di gioia.

Fatto questo breve preambolo dettato da riflessioni su ciò che io personalmente ho avuto modo di vedere negli anni frequentando, come tutti voi, club e locali vari e lavorando nei servizi per le tossicodipendenze,   adesso mi voglio concentrare non  sull’aspetto illegale della droga ma quello legale.

Sì, avete letto bene. Sentiamo parlare sempre di eroina, cocaina, cannabis, ecstasy, e novelli o antichi preparati dai nomi esotici  come l’ayahuasca o lo shaboo ma la cronaca odierna poco racconta del  ruolo che hanno gli psicofarmaci nel terzo millennio. Non è raro conoscere qualcuno che ne assume o ne ha assunti nella vita perché gli psicofarmaci oggi sono così diffusi che sono prescritti in una ricetta su dieci.

Anche io nella mia vita ho avuto il “piacere” di conoscerli per un breve periodo, fino a che non mi sono resa conto che non provavo più nulla, non avevo più ansia e non mi sentivo più morta dentro, ma non sentivo nemmeno felicità, serenità, insomma non sentivo niente, il mio stato d’animo era diventato piatto, né carne, né pesce, il mio umore era noioso, ecco.

Quindi ho smesso. Stupidamente in maniera autonoma, perché gli psicofarmaci non s’interrompono dall’oggi al domani senza la supervisione medica; fortunatamente mi ha detto bene e non ho avuto problemi visto che la nostra frequentazione è durata pochi mesi: come un ragazzo che incontri, ti piace ma ci metti un po’ a capire che è una gran fregatura.

Non fraintendetemi, non penso che gli psicofarmaci siano una gran fregatura oppure che siano il male, ma penso semplicemente che il fatto che possano essere prescritti, spesso con gran facilità, sia un problema. E soprattutto, il fatto che il più delle volte siano  visti come la soluzione non sia un problema ma sia un grandissimo problema.

Gli psicofarmaci sono un supporto non una cura, tantomeno una soluzione. Sono fondamentali nei casi di schizofrenia, ansia o depressione grave ma non dovrebbero essere l’unica via.

Ho conosciuto persone letteralmente dipendenti dallo Xanax, solo perché erano andate dal medico di base e avevano detto di avere ansia e insonnia: l’evoluzione era stata “lo Xanax mi toglie l’ansia ma se non ho lo Xanax dietro mi viene l’ansia”.

Il meccanismo psicologico e fisico è lo stesso che entra in gioco nel caso della tossicodipendenza, magari non a livelli estremi come nel caso dell’eroina. C’è anche da dire che essendo legali e prescritti dal medico, gli psicofarmaci sono facilmente reperibili e non vengono visti come un problema, perché non creano tutto quel mondo e quelle dinamiche che conosciamo e che stanno dietro alle droghe: prostituzione, incidenti, furti, degrado, malattie, sporcizia, sballo, violenze etc etc etc…

Gli psicofarmaci hanno una dimensione a parte.

Cosa sono gli psicofarmaci?

 Gli antenati degli attuali psicofarmaci risalgono a fine ‘800 e inizi ‘900. Il primissimo fu l’idrato di cloralio, utilizzato per sedare tensione e per favorire il sonno e aveva gli stessi effetti di una forte ubriacatura proprio perché era formato da molecole di etanolo fuse insieme.

Agli inizi del ‘900 fu scoperto il barbiturico che prendeva il nome commerciale di Veronal(nome che deriva dalla città di Verona che secondo lo scienziato che sintetizzò il farmaco, era la più pacifica che avesse visitato).

I barbiturici si diffusero molto nei primi decenni del 1900 perché curavano gli stati depressivi e ansiogeni, ma negli anni la casistica di morti per overdose da barbiturici era sempre più alta quindi la ricerca continuò per cercare un analogo ai barbiturici ma che avesse minori effetti collaterali e fosse più sicuro.

A metà del XX secolo arrivarono le benzodiazepine, farmaci sintetizzati per agire sul sistema nervoso centrale che, a differenza dei suoi predecessori, sono più sicure e meno soggette a dipendenza e overdose che comunque sono presenti perché spesso l’utilizzo di questi farmaci viene associato all’alcool.  L’alcool facilita la diluizione delle pillole nello stomaco così che il farmaco viene assorbito più velocemente e in quantità maggiori.

Si chiamano psico-farmaci perché agiscono a livello del sistema nervoso centrale modificandone la composizione chimica perché intervengono sulla regolazione dei neurotrasmettitori. Per questo motivo sono soprattutto impiegati nella cura e gestione dei disturbi psichiatrici.

A seconda dell’azione che hanno, questi farmaci si distinguono in diverse categorie:

Antidepressivi

Si utilizzano per disturbi come depressione maggiore, ansia e anche per il disturbo bordeline. La loro azione riguarda i neurotrasmettitori della serotonina e della noradrenalina che sono quelli che regolano l’umore.

Ci sono due categorie di antidepressivi: gli SSRI ovvero gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della serotonina che sono deputati appunto alla ricaptazione della serotonina, della noradrenalina o di entrambi; oppure la classe degli IMAO (Inibitori della monoamino ossidasi) che agiscono a livello dell’enzima (monoamino ossidasi) che scompone i due neurotrasmettitori.

Tra gli antidepressivi più conosciuti abbiamo:

  • Fluoxetina (Prozac)
  • Sertralina (Zoloft)
  • Fenelzina (Nardil)

Ansiolitici (o benzodiazepine)

Sono impiegati soprattutto nel trattamento di stati d’ansia, attacchi di panico, ma anche nei disturbi del sonno e nei casi di fobia.

Tra gli ansiolitici più diffusi troviamo:

  • Diazepam (Valium)
  • Alprazolam (Xanax)
  • Lorazepam (Tavor)Antipsicotici

Sono utilizzati per tenere sotto controllo alcuni sintomi degli stati psicotici o per il trattamento della schizofrenia.

Gli antipsicotici possono essere tipici o atipici; questi ultimi sono usati per aumentare l’azione degli antidepressivi nel caso di depressione maggiore oppure possono essere utilizzati per la cura del bipolarismo.

Tra gli antipsicotici tipici possiamo riportare:

  • Clorpromazina (Thorazine)
  • Aloperidolo (Haldol)
  • Tiotixene (Navane)
  • Flupentixolo (Flunaxol)

 

Tra gli atipici:

  • Olanzapina (Zyprexa)
  • Quetiapina (Seroquel)
  • Risperidone (Risperdal)

Gli stimolanti

Sono una classe di psicofarmaci che creano uno stato di sovraeccitazione nell’organismo agendo a livello dei neurotrasmettitori come noradrenalina e dopamina nel sistema nervoso centrale.

Sono farmaci che possono creare forte dipendenza fisica e psicologica e talvolta si cerca di non prescriverli e di cercare alternative, soprattutto nel caso di soggetti con precedenti di dipendenza da sostanze.

Tutti conosciamo l’anfetamina come una droga, in realtà nasce come farmaco stimolante impiegato soprattutto come supporto per perdere peso o per mantenere la concentrazione durante lo studio; questo finchè non si scoprì che creava forte dipendenza e venne così inserito tra le sostanze stupefacenti illegali.

Ci sono ancora dei farmaci anfetaminici che però possono essere assunti solo sotto stretto controllo medico e detenuti solo con prescrizione medica.

Tra i farmaci stimolanti in commercio troviamo:

  • Metilfenidato (Ritalin)
  • Metamfetamine (Desoxyn)
  • Amfetamine sali misti (Adderall)Stabilizzatori dell’umore

Sono farmaci che servono per il monitoraggio e il controllo di stati maniacali. Il primo stabilizzatore dell’umore fu scoperto alla fine della seconda guerra mondiale da un australiano, John Cade, che verificò che i sali di litio erano capaci di controllare la mania. Da qui fu introdotto il carbonato di litio che è ancora in commercio come efficace stabilizzatore dell’umore e insieme a esso anche alcuni anticonvulsivanti e antipsicotici sono in grado di funzionare come stabilizzatori.

Tra i farmaci utilizzati come stabilizzatori dell’umore ci sono:

  • Carbonato di litio (Carbonlith)
  • Lamotrigina (Lamictal) –anticonvulsivante
  • Olanzapina (Zyprexa) –antispicotico
  • Carbamazepina (Tegretol) –anticonvulsivante

Il problema di questi farmaci è che sono legali e che sono assunti con il benestare e l’autorizzazione del medico. Questi meccanismi ci fanno percepire gli psicofarmaci come la soluzione, la soluzione sicura al problema. Niente di più sbagliato. Gli psicofarmaci sono sostanze psicotrope, perché agiscono sul sistema nervoso centrale e creano dipendenza sia fisica che psicologica.

Il loro utilizzo è indiscutibile perché sono di supporto per la cura e il monitoraggio di molteplici malattie mentali.

Ho usato la parola supporto perché nel caso delle malattie mentali ci sono vie alternative  come le psicoterapie. Chiaramente nei casi più gravi come stati psicotici, schizofrenia, depressione maggiore, l’uso dei farmaci è indispensabile da affiancare a una psicoterapia.

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