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POPPER O POPPERS: INGREDIENTI, USO, DIPENDENZA E RISCHI

Parlando di popper (o più propriamente poppers) ci riferiamo in realtà ad un’ampia gamma di prodotti, commercializzati in soluzioni e confezioni diverse, che hanno come punto in comune il fatto di essere dei nitriti alchilici (su questo torneremo in modo più approfondito più avanti).

Si tratta di sostanze che vendono vendute in boccette grandi abbastanza da essere infilate su per la narice ed essere sniffate.

Si tratta di droghe che sono legali in quasi tutti i paesi europei e che hanno dominato alcune scene negli anni ’70, ’80 e ’90 e che oggi, grazie ad un ritorno di interesse verso le droghe legali, sono tornate prepotentemente sulla scena.

L’afrodisiaco da club gay

Chi avrà sentito parlare almeno una volta di poppers li avrà sentiti sicuramente associati alla scena dei club gay. La sostanza viene infatti utilizzata spesso come aiutino per i rapporti sessuali, dato che può in alcune circostanze potenziare l’erezione, le sensazioni e anche la dilatazione degli sfinteri.

Non si tratta però, al contrario dell’etichetta che avrebbe voluto appiccicargli la stampa, di una droga ad uso e consumo esclusivo della comunità gay. I suoi effetti migliorativi sull’esperienza sessuale sono conosciuti anche al di fuori di certi ambienti ed è per questo che la droga è tornata prepotentemente sulla scena.

Perché la gente si fa di popper? Quali sono gli effetti ricreativi?

Gli oggetti ricreativi del popper sono estremamente semplici e di breve durata:

  • si avverte, una volta sniffato, un rush alla testa molto intenso e molto rapido. Sensazione di caldo al cervello, euforia, benessere
  • se sniffato durante o in prossimità dell’orgasmo, può prolungarlo o amplificarne gli effetti
  • può aiutare in alcuni casi l’erezione
  • aiuta la dilatazione degli sfinteri ed è per questo motivo molto apprezzato tra chi pratica sesso anale, omosessuale o meno

Quali sono gli effetti collaterali del popper?

Gli effetti collaterali del popper sono parzialmente collegati all’esatta composizione della miscela che stiamo aspirando. Tra i più comuni comunque troviamo:

  • forte mal di testa passato l’effetto, a causa della rapida vasodilatazione
  • aritmia cardiaca
  • disinibizione
  • problemi temporanei di erezione, un effetto collaterale curioso soprattutto tenendo conto della fama di questa droga come aiutino per le prestazioni sessuali

Perché la gente usa il popper?

I poppers sono utilizzati in genere da soli (le interazioni con altri tipi di farmaci o droghe possono essere pericolosi, come vedremo tra poco) e sono collegati quasi in senso totale a situazioni di tipo sessuale.

Non ci sono usi rilevanti della sostanza al di fuori di questi contesti e dopo essere stati per decenni droga d’elezione della scena gay, sono oggi di frequente uso anche tra le coppie etero.

Il popper può creare dipendenza?

No, non ci sono casi riportati, se non qualche sporadico caso di dipendenza psicologica. Il popper, almeno in questo senso, è relativamente sicuro da usare.

Cura per l’angina pectoris

Una piccola curiosità riguardo questo tipo di sostanze è che furono in realtà impiegate per la prima volta come fialette per superare i casi di angina pectoris, ovvero di dolori cardiaci. Si tratta di un uso che ormai è remoto e almeno in questi frangenti sono stati sostituiti da medicinali più efficaci.

Cosa possiamo trovare nelle fialette?

Nelle fialette si trovano in genere nitrito di amile, nitrito di etile e nitrito di isobutile. Si tratta di sostanze che sono state sempre storicamente usate dai conciatori di pellame per lavorare la pelle cruda.

La composizione può variare a seconda dello status legale di tali sostanze nel paese di riferimento.

Il collegamento con l’HIV

Per anni si era creduto che l’euforia causata dal popper causasse aumenti di contagi da HIV, dato che avrebbe spinto una sessualità più disinibita e meno sicura.

QUALI SOSTANZE CAUSANO LA FAME CHIMICA?

La fame chimica è uno degli effetti collaterali più comuni quando si consumano alcuni tipi di sostanze stupefacenti.

Ma quali sono le sostanze che la causano? Si tratta di un problema collegato in modo esclusivo ai cannabinoidi? Oppure ci sono altre sostanze in grado di alterare il nostro ciclo dell’appetito?

Fame chimica, l’interazione del THC con i recettori dell’appetito

Il problema di cui parliamo oggi è collegato in maniera esclusiva al Tetra-Idro-Cannabinolo, ovvero la molecola attiva di tutte le droghe che sono derivate dalla canapa.

Possono dunque essere responsabili della fame chimica tutte le sostanze che vengono prodotte a partire da questa pianta:

  • hashish, ovvero la resina opportunamente lavorata creata da questa pianta
  • la marijuana, che altro non è che il fiore femminile della canapa, in alcune delle sue varianti

La fame chimica: quali sono le cause?

La fame chimica si presenta in quanto il THC, come abbiamo detto poco sopra, è in grado di alterare i meccanismi che regolano l’appetito.

Si tratta di un’interazione chimica piuttosto difficile da comprendere, in quanto trattasi di interazione tra alcuni recettori presenti nel nostro cervello.

Si tratta di un fenomeno che sembra colpire tutti: sia i fumatori abituali sia chi invece si avvicina a determinate sostanze per la prima volta.

Ci sono altre droghe che causano la fame chimica?

No, le uniche sostanze stupefacenti che sembrano essere correlate con lo sviluppo della fame chimica sono quelle che contengono THC. Al contrario, in via generale, le sostanze eccitanti (pensiamo ad amfetamine, cocaina, MDMA e simili) hanno effetti assolutamente opposti: causano inappetenza e per questo motivo, almeno in alcune versioni modificate, erano utilizzate proprio come inappetenti per i prodotti dimagranti.

Anche gli oppiacei non sembrano avere interazioni particolari con il ciclo dell’appetito.

Un “effetto collaterale” talvolta positivo

Talvolta la fame chimica deve essere però considerata come un importantissimo effetto positivo collegato ad hashish e marijuana: viene infatti utilizzata come presidio per andare a combattere alcune alterazioni dell’appetito, come ad esempio quelle che si sperimentano in seguito a chemioterapia e, in alcuni casi, anche per combattere alcuni disturbi alimentari, come l’anoressia.