I PROBLEMI E I DISTURBI CAUSATI DALL’ALCOL

L’uso di alcool, come sappiamo, è molto diffuso soprattutto nel nostro paese che ha una rinomata tradizione vinicola e alcolica in generale.

Solo ultimamente si è spostata l’attenzione su quali sono i rischi relativi all’abuso di alcool soprattutto tra i giovanissimi.
Il problema fondamentale è la percezione che si ha dell’alcool: essendo una sostanza legale e culturalmente accettata, le persone tendono a sottovalutare i rischi legati all’alcool e soprattutto non lo considerano come una sostanza che crea dipendenza, una dipendenza anche peggiore di quella provocata dalle droghe, con crisi d’astinenza ben più terribili di quelle create dall’eroina.
Per farci un’idea di cosa può riservare l’abuso e la dipendenza da sostanze alcoliche, descriviamo con questo articolo alcune sindromi e disturbi alcool correlati o indotti da alcool.

Alcool e disturbi neuro-psichiatrici

Tremore Alcolico (Sindrome d’astinenza comune)

Si può parlare di Tremore alcolico o Sindrome d’astinenza comune quando il soggetto avverte malessere in maniera più frequente e precoce della brusca interruzione dell’assunzione di alcool.
In forma lieve può comparire dopo il risveglio dal sonno notturno e di solito un bicchiere di vino mattutino può essere efficace per alleviare i sintomi ma favorisce un comportamento disfunzionale che alimenta la dipendenza cronica.
La sindrome da astinenza comune, oltre che malessere fisico, può anche determinare sintomi psichici quali:

  • depressione del tono dell’umore,
  • ansia,
  • irritabilità.

In maniera più grave possono anche presentarsi:

  • illusioni (distinte dalle allucinazioni perché il soggetto quando vive un’illusione dopo poco si rende conto che non è reale),
  • allucinazioni di vario genere (visivo, uditivo, etc…) di breve durata
  • incubi

Il DSM-IV-TR (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) classifica la Sindrome da Astinenza Alcolica come segue:

  • Cessazione di (o riduzione di) abuso di alcool cronico.
  • Due (o più) dei seguenti sintomi, che si sviluppano in un periodo variabile da alcune ore ad alcuni giorni:
  1. iperattività del SNA (per es., sudorazione o frequenza del polso maggiore di 100)
  2. aumentato tremore delle mani
  3. insonnia
  4. nausea e vomito
  5. allucinazioni o illusioni visive, tattili o uditive transitorie
  6. agitazione psicomotoria
  7. ansia
  • I sintomi del Criterio B causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
  • I sintomi non sono dovuti a una condizione medica generale e non sono meglio spiegati con un altro disturbo mentale.

Allucinosi Alcolica

L’Allucinosi Alcolica si verifica solitamente dopo un uso prolungato di alcool (10 anni o più) seguito da un’improvvisa astinenza (48 ore circa). E’ una condizione che si verifica raramente; più frequentemente colpisce i maschi di circa 40 anni che hanno un bagaglio alcolico prolungato.
L’Allucinosi Alcolica può provocare gravi alterazioni psichiche quali:

  • Illusioni (inizialmente) e allucinazioni (di seguito) di solito uditive e di carattere accusatorio e minaccioso.
  • Angoscia derivante dalle allucinazioni e dagli incubi
  • Disturbi di coscienza
  • Disturbi dell’orientamento

Il soggetto tendenzialmente mantiene uno stato di coscienza lucido e assume dei comportamenti coerenti con le allucinazioni che sperimenta (allucinazioni persecutorie  fuga, difesa).
Tale sindrome può essere confusa con la schizofrenia ma di solito nell’allucinosi alcolica non sono presenti disturbi del pensiero e la storia clinica del soggetto non è come quella di un soggetto schizofrenico.
Le manifestazioni allucinatorie di solito sono transitorie e la sindrome si risolve in 1-3 settimane a meno che il soggetto non ricomincia a bere, in quel caso ci potrebbero essere recidive.
Abbiamo due tipi di allucinosi alcoliche: acuta o transitoria detta anche Allucinosi di Wernicke e l’Allucinosi cronica o paranoide.

Epilessia Alcolica Vera

Si tratta di crisi epilettiche frequenti o sporadiche che interessano soggetti che hanno una dipendenza cronica da alcool duratura e che non presentano lesioni potenzialmente epilettogene precedenti.
Gli episodi convulsivi isolati si possono verificare anche nel corso del delirium tremens, nello stato d’intossicazione acuta grave, e nel corso dell’alcolismo in genere.
L’Epilessia alcolica vera colpisce soggetti cronici (che hanno sviluppato lesioni cerebrali a causa dell’alcool) in seguito ad un’improvvisa riduzione o cessazione dell’ingestione di alcolici, solitamente 12-24 ore dall’ultima assunzione e di solito si risolvono man mano che si riduce l’astinenza.

Questa sindrome è caratterizzata anche da alterazioni psichiche quali:

  • Carattere immaturo, dipendente dal compagno e impulsivo
  • Carattere nevrotico ansioso o psicotico caratterizzato da aggressività e deliri di gelosia
  • Parola rallentata
  • Demenza
  • Comportamento resistente
  • Lingua lesionata a causa delle morsicature che si verificano durante l’episodio.

A volte si tratta di episodi che gli esperti chiamano rhum fits o whisky fits per riferirsi a situazioni che non sono ancora vera e propria epilessia alcolica quanto piuttosto conseguenza momentanea della tossicità dell’alcool nel cervello.

Per quanto riguarda il trattamento di questa sindrome, innanzitutto è necessaria l’astinenza e il trattamento farmacologico classico abbinato ad esso.

Generalmente la disintossicazione totale da alcool può bastare per risolvere gli episodi ma solo nel caso in cui non ci sono lesioni cerebrali irreversibili, in quel caso purtroppo le crisi possono ripresentarsi per cui è consigliabile anche una cura farmacologica antiepilettica oltre alla totale astinenza da bevande alcoliche (astinenza d’obbligo anche per chi già soffre di epilessia).

Delirio di Gelosia

Il Delirio di Gelosia, chiamato anche Sindrome di Otello (dal nome del protagonista dell’opera di William Shakespeare, Otello, che uccide la moglie Desdemona perché fortemente convinto che lei lo tradisse), è la falsa convinzione che il soggetto ha circa l’infedeltà del coniuge, che può sfociare anche in episodi di violenza, sabotaggio, stalking, cyberstalking ; tendenzialmente colpisce soggetti alcolisti cronici ma può riguardare anche alcune malattie psichiatriche che non hanno interazione con l’alcolismo.
Questa sindrome molto particolare, che caratterizza soggetti in fase avanzata di alcolismo, riguarda solo i soggetti maschi e talvolta può essere collegata a problemi sessuali, come l’impotenza, causati dall’abuso di alcool.
Il Delirio di gelosia è caratterizzato dalla convinzione di tradimento certo non accompagnato da riscontri reali e spesso il soggetto delirante oltre ad essere geloso in maniera immotivata, diventa aggressivo e violento nei confronti della coniuge ma può estendersi anche nei confronti di un’eventuale amante o delle figlie.
Il delirio non intacca né l’intelligenza, né la coscienza del soggetto che rimangono conservate e spesso le idee di gelosia possono prendere la forma di idee paranoiche che trasformano gli episodi in quella che gli esperti definiscono psicosi paranoide dell’alcolista.
Il trattamento del delirio di gelosia come pure della psicosi paranoide, deve essere fatto a livello ospedaliero psichiatrico data la pericolosità del soggetto e sostenuto dall’astinenza di quest’ultimo.

DANNI DA METANFETAMINA ALLA BOCCA: LA METH MOUTH

La chiamano Meth Mouth in America, ovvero bocca da Meth. Parliamo dei danni da metanfetamina alla bocca.

In questo articolo vedremo, con il corredo di foto esplicative, che tipo di danni possiamo aspettarci alla nostra bocca nel caso in cui facessimo uso continuato di questa sostanza.

meth-mouth

Non fidatevi di tutte le foto che trovate su internet

No dobbiamo fidarci di tutte le foto che troviamo in rete. La meth non è l’unica sostanza in grado di causare danni al cavo orale e spesso, dato che lo scopo è più quello di spaventare che di informare, sul web finiscono foto riferite a danni causati da altre sostanze, come eroina o cocaina.

Perchè la meth causa danni alla bocca?

Gli studi a riguardo sono ancora sperimentali. Si pensa che i danni causati alla bocca dalle metanfetamine siano dovuti a diversi fattori.

Alcuni sono direttamente collegati alla droga stessa:

  • inibizione della salivazione;
  • bruxismo causato dalla droga stessa;
  • spinta a serrare la mascella;
  • causticità della metanfetamina stessa.

Altri fattori sono associati allo stile di vita di chi ha una dipendenza da meth:

  • igiene orale scarsa;
  • consumo di bevande zuccherine eccessivo;
  • abitudini alimentari non corrette.

Segni e sintomi

I segni e i sintomi più evidenti di una “bocca da meth” sono la comparsa di carie, l’annerimento dei denti stesso, la sensazione che gli stessi stiano per disintegrarsi.

Le carie dovute all’uso di meth spesso compaiono nella zona cervicale del dente, ovvero nella parte che collega la parte visibile del dente alla sua radice.

L’annerimento tende ad essere più frequente sui denti laterali, ovvero su quelli che sono strettamente a contatto con le guance.

Il problema del Bruxismo

Il bruxismo è una condizione che comporta il serramento della mascella, con i denti che vengono a contatto e sono spesso altrettanto serrati. Si tratta di una pratica che in genere colpisce, nei soggetti che non consumano meth, durante la notte, ma che in chi fa uso della sostanza in oggetto possono presentarsi ad ogni ora del giorno, soprattutto quando l’effetto della sostanza è in calo.

Il bruxismo è in grado di peggiorare il quadro clinico del cavo orale, che è di per se già compromesso notevolmente dalle carie e dalla causticità della metanfetamina.

Si può fare qualcosa per i danni da metanfetamina alla bocca? Come si trattano? Quali sono le cure?

La meth mouth è estremamente difficile da curare, soprattutto se il soggetto continua a fare consumo della sostanza. In aggiunta, è necessario rivolgersi alle cure, costi quel che costi, sia sotto il profilo personale che su quello economico, di un dentista.

Operare però su chi si fa di meth non è facile, dato che gli anestetici locali potrebbero avere una reazione avversa con la meth, impedendo dunque al medico di operare con la tranquillità dovuta.

Il dentifricio al fluoro, utilizzato almeno 3 volte al giorno, può aiutare a recuperare la salute dei denti.

Anche il ricorso ai sialogoghi, una particolare categoria di farmaci che aiutano la salivazione, può aiutare  la salute del cavo orale.  

Si usano spesso pilocarpina e cevimelina per trattare l’inibizione della salivazione causata dalla meth.

Per saperne di più

La letteratura medica a riguardo non è ancora sviluppata. Su tutti ci sentiamo di consigliarvi:

  • Yamamoto, ; Rhodes (2009). “Methamphetamine Abuse and Dentistry”. Oral Diseases n. 15 (1): pagg. 27–37 [qui il link]
  • Shetty, Money, Ziegler, Belin, Murphy, Rawson. “The Relationship between methamphetamine use and increased dental disease [qui il link]

QUANTO RIMANE L’MDMA – ECSTASY NELLE URINE?

L’MDMA o ecstasy è una delle sostanze che vengono testate di routine nei test anti droga. È molto importante dunque conoscere per quanto tempo questa permane nelle nostre urine.

Al netto delle leggende metropolitane su lavande, bibite speciali per la pulizia, sport e altre stupidaggini che circolano in rete, ti forniamo di seguito quello che hai da sapere su quanto rimangono le tracce di MDMA / Ecstasy nelle urine.

La permanenza dei metaboliti

La permanenza dei metaboliti dell’MDMA, ovvero quelle sostanze che confermano l’assunzione della sostanza, ha durate differenti a seconda delle dosi assunte:

  • Se si è consumata una singola dose di MDMA e non si è consumatori abituali, le tracce rimangono al massimo fino a 72 ore.
  • Se si sono consumate più dosi a distanza ravvicinata, le tracce dei metaboliti dell’Ecstasy possono rimanere fino a 5 giorni

Solo in casi molto rari la sostanza è rintracciabile oltre i termini che abbiamo appena dato.

I fattori che possono modificare i tempi di rintracciabilità

Ci sono comunque dei fattori da tenere in considerazione prima di valutare l’effettiva permanenza dell’MDMA nelle urine.

Fattori individuali

A seconda della variante genetica, dello stato di salute dei reni e dell’interazione con altre tipologie di sostanze, la permanenza dei metaboliti delle urine può variare fortemente.

Età

L’età di chi ha assunto la sostanza modifica i tempi di rintracciabilità della stessa:

  • chi è più giovane ha in genere un metabolismo più rapido e soprattutto un maggior afflusso di sangue ai reni. Questo permette di espellere la sostanza più rapidamente
  • chi ha più di 50 anni potrebbe invece cominciare ad avere rallentamenti nel metabolismo e minor afflusso di sangue ai reni, che potrebbe tradursi in tempi di recupero più lunghi.

Stato di salute di fegato e reni

L’MDMA è metabolizzata, in via principale, nel fegato e per questo motivo chi ha problemi a questo organo potrebbe avere problemi nello smaltire la sostanza nei tempi previsti. Allo stesso modo i reni, deputati al filtraggio e allo scarto tramite urine, devono essere in perfetta salute per eliminare la sostanza nei tempi dovuti.

È vero che facendo sport posso smaltire l’MDMA più rapidamente?

No, non è vero. Non basta una corsetta per accorciare i tempi “di recupero”. Il discorso sulla palestra vale se fatto in modo continuato: chi ha una massa magra più sviluppata tende a smaltire prima non solo i metaboliti dell’MDMA, ma in generale di tutte le sostanze stupefacenti.

Se avete a breve un test per rilevare l’uso di Ecstasy, fare una corsa o una seduta pesante in palestra non può aiutarvi in alcun modo.

Come funziona l’assorbimento dell’MDMA?

Successivamente all’assunzione, l’Ecstasy viene assorbita molto rapidamente dal tratto gastrointestinale. Gli effetti si manifestano in 20–30 minuti e nella finestra 1–3 ore dall’assunzione la concentrazione di Molly nel corpo sarà massima.

Dopo l’ingestione, la sostanza viene metabolizzata dagli enzimi CYP450, CYP2D6 e CYP3A4. I metaboliti dell’MD, che sono poi le sostanze che il test antidroga cerca, hanno la loro massima concentrazione a 6 ore dall’assunzione.

Tra i metaboliti più importanti dell’Ecstasy possiamo trovare:

  • MDA
  • HMA
  • HMMA
  • HHMA
  • DHA
  • MDP2P
  • MDOH

Una trattazione specifica del tema può essere trovata qui

Il test delle urine in relazione all’Ecstasy

Il test delle urine è in genere preferito a quello del sangue, se l’obiettivo è quello di individuare il consumo di MDMA avvenuto fino a 5 giorni prima. La sostanza ha infatti una permanenza decisamente maggiore nelle urine.

Il test in questione permette di individuare, nella maggioranza dei soggetti, assunzione di MDMA fino a 3 giorni prima; come abbiamo detto prima, chi fa un consumo costante della sostanza, potrebbe avere tracce dei metaboliti sopra elencati fino a 5 giorni.

POPPER O POPPERS: INGREDIENTI, USO, DIPENDENZA E RISCHI

Parlando di popper (o più propriamente poppers) ci riferiamo in realtà ad un’ampia gamma di prodotti, commercializzati in soluzioni e confezioni diverse, che hanno come punto in comune il fatto di essere dei nitriti alchilici (su questo torneremo in modo più approfondito più avanti).

Si tratta di sostanze che vendono vendute in boccette grandi abbastanza da essere infilate su per la narice ed essere sniffate.

Si tratta di droghe che sono legali in quasi tutti i paesi europei e che hanno dominato alcune scene negli anni ’70, ’80 e ’90 e che oggi, grazie ad un ritorno di interesse verso le droghe legali, sono tornate prepotentemente sulla scena.

L’afrodisiaco da club gay

Chi avrà sentito parlare almeno una volta di poppers li avrà sentiti sicuramente associati alla scena dei club gay. La sostanza viene infatti utilizzata spesso come aiutino per i rapporti sessuali, dato che può in alcune circostanze potenziare l’erezione, le sensazioni e anche la dilatazione degli sfinteri.

Non si tratta però, al contrario dell’etichetta che avrebbe voluto appiccicargli la stampa, di una droga ad uso e consumo esclusivo della comunità gay. I suoi effetti migliorativi sull’esperienza sessuale sono conosciuti anche al di fuori di certi ambienti ed è per questo che la droga è tornata prepotentemente sulla scena.

Perché la gente si fa di popper? Quali sono gli effetti ricreativi?

Gli oggetti ricreativi del popper sono estremamente semplici e di breve durata:

  • si avverte, una volta sniffato, un rush alla testa molto intenso e molto rapido. Sensazione di caldo al cervello, euforia, benessere
  • se sniffato durante o in prossimità dell’orgasmo, può prolungarlo o amplificarne gli effetti
  • può aiutare in alcuni casi l’erezione
  • aiuta la dilatazione degli sfinteri ed è per questo motivo molto apprezzato tra chi pratica sesso anale, omosessuale o meno

Quali sono gli effetti collaterali del popper?

Gli effetti collaterali del popper sono parzialmente collegati all’esatta composizione della miscela che stiamo aspirando. Tra i più comuni comunque troviamo:

  • forte mal di testa passato l’effetto, a causa della rapida vasodilatazione
  • aritmia cardiaca
  • disinibizione
  • problemi temporanei di erezione, un effetto collaterale curioso soprattutto tenendo conto della fama di questa droga come aiutino per le prestazioni sessuali

Perché la gente usa il popper?

I poppers sono utilizzati in genere da soli (le interazioni con altri tipi di farmaci o droghe possono essere pericolosi, come vedremo tra poco) e sono collegati quasi in senso totale a situazioni di tipo sessuale.

Non ci sono usi rilevanti della sostanza al di fuori di questi contesti e dopo essere stati per decenni droga d’elezione della scena gay, sono oggi di frequente uso anche tra le coppie etero.

Il popper può creare dipendenza?

No, non ci sono casi riportati, se non qualche sporadico caso di dipendenza psicologica. Il popper, almeno in questo senso, è relativamente sicuro da usare.

Cura per l’angina pectoris

Una piccola curiosità riguardo questo tipo di sostanze è che furono in realtà impiegate per la prima volta come fialette per superare i casi di angina pectoris, ovvero di dolori cardiaci. Si tratta di un uso che ormai è remoto e almeno in questi frangenti sono stati sostituiti da medicinali più efficaci.

Cosa possiamo trovare nelle fialette?

Nelle fialette si trovano in genere nitrito di amile, nitrito di etile e nitrito di isobutile. Si tratta di sostanze che sono state sempre storicamente usate dai conciatori di pellame per lavorare la pelle cruda.

La composizione può variare a seconda dello status legale di tali sostanze nel paese di riferimento.

Il collegamento con l’HIV

Per anni si era creduto che l’euforia causata dal popper causasse aumenti di contagi da HIV, dato che avrebbe spinto una sessualità più disinibita e meno sicura.

QUALI SOSTANZE CAUSANO LA FAME CHIMICA?

La fame chimica è uno degli effetti collaterali più comuni quando si consumano alcuni tipi di sostanze stupefacenti.

Ma quali sono le sostanze che la causano? Si tratta di un problema collegato in modo esclusivo ai cannabinoidi? Oppure ci sono altre sostanze in grado di alterare il nostro ciclo dell’appetito?

Fame chimica, l’interazione del THC con i recettori dell’appetito

Il problema di cui parliamo oggi è collegato in maniera esclusiva al Tetra-Idro-Cannabinolo, ovvero la molecola attiva di tutte le droghe che sono derivate dalla canapa.

Possono dunque essere responsabili della fame chimica tutte le sostanze che vengono prodotte a partire da questa pianta:

  • hashish, ovvero la resina opportunamente lavorata creata da questa pianta
  • la marijuana, che altro non è che il fiore femminile della canapa, in alcune delle sue varianti

La fame chimica: quali sono le cause?

La fame chimica si presenta in quanto il THC, come abbiamo detto poco sopra, è in grado di alterare i meccanismi che regolano l’appetito.

Si tratta di un’interazione chimica piuttosto difficile da comprendere, in quanto trattasi di interazione tra alcuni recettori presenti nel nostro cervello.

Si tratta di un fenomeno che sembra colpire tutti: sia i fumatori abituali sia chi invece si avvicina a determinate sostanze per la prima volta.

Ci sono altre droghe che causano la fame chimica?

No, le uniche sostanze stupefacenti che sembrano essere correlate con lo sviluppo della fame chimica sono quelle che contengono THC. Al contrario, in via generale, le sostanze eccitanti (pensiamo ad amfetamine, cocaina, MDMA e simili) hanno effetti assolutamente opposti: causano inappetenza e per questo motivo, almeno in alcune versioni modificate, erano utilizzate proprio come inappetenti per i prodotti dimagranti.

Anche gli oppiacei non sembrano avere interazioni particolari con il ciclo dell’appetito.

Un “effetto collaterale” talvolta positivo

Talvolta la fame chimica deve essere però considerata come un importantissimo effetto positivo collegato ad hashish e marijuana: viene infatti utilizzata come presidio per andare a combattere alcune alterazioni dell’appetito, come ad esempio quelle che si sperimentano in seguito a chemioterapia e, in alcuni casi, anche per combattere alcuni disturbi alimentari, come l’anoressia.