THC NELL’ORGANISMO: QUANTO TEMPO RIMANE, COME SMALTIRLO

Alcuni lettori si farebbero una risata nel leggere questa domanda, ma per capire come smaltire le “cannette” che ci fumiamo dobbiamo anche capire cosa ci stiamo fumando.

Quindi iniziamo con lo spiegare che il comunemente denominato THC, si chiama chimicamente delta-9-tetraidrocannabinolo ed è uno dei principi attivi della cannabis.

Sì, avete letto bene. E’ uno dei principi attivi perché non è l’unico, ma è sicuramente quello che conosciamo tutti perché è proprio il THC a rendere l’uso di cannabis illegale in molti paesi, in pratica è quello che rilevano i test antidroga, perché inserito nella “lista nera” e cioè la lista di sostanze illegali. Per essere precisi però c’è da dire che nei test delle urine ciò che viene rilevato non è esattamente il THC (che è il principio attivo che garantisce l’effetto psicoattivo), ma è un’altra sostanza chimica ovvero il THC-COOH: un metabolita del THC che viene liberato quando il fegato scompone il principio attivo e rimane nell’organismo molto più tempo del THC stesso. La soglia di rilevanza più diffusa per questo metabolita nei test di screening aziendali è 50ng/mL

L’altro principio attivo riconosciuto è il cannabidiolo (CBD) che è un metabolita della Cannabis Indica (un tipo di cannabis coltivata e utilizzata anche per uso tessile, edile e non solo per il consumo ricreativo), non è psicotropo e cioè non è lui che ci fa sentire direttamente gli effetti stupefacenti ma aumenta l’efficacia analgesica del THC e ne prolunga la durata di azione ma soprattutto riesce a diminuire le controindicazioni che il THC ha sul battito cardiaco, sulla respirazione e sulla temperatura del corpo. Tra gli effetti del CBD sull’organismo riscontriamo: effetti sedativi, antinfiammatori, anticonvulsivanti, ipnotici etc etc.

Ma torniamo a noi.

Il THC è stato “scoperto” per la prima volta nel 1964, nell’istituto Weizmann di Israele, ad opera di Raphael Mechoulam, Yechiel Gaoni e Habib Ederv.

Come abbiamo già detto, il THC si trova nella pianta di Cannabis e può essere assunto in svariati modi: ingerito, fumato (pratica più diffusa in occidente) o ancora inalato grazie ad appositi vaporizzatori.

Tutti sappiamo che dalla pianta si estraggono in maniera diversa le sostanze che noi solitamente usiamo:

  • L’hashish si ottiene dalle infiorescenze femminili della pianta, la cui parte superiore è costituita da una resina che è quella che viene estratta e che contiene THC; ogni paese “produttore” ha un suo metodo per ottenere la sostanza dalla pianta ma in comune hanno i materiali che usano per “tagliarla” tra cui: henne, sabbia, catrame, olio di cocco o di palma. Percentuale di THC contenuta dell’hashish: 10% – 15%
  • La Marijuana si ottiene dalle infiorescenze essiccate della pianta femmina di Cannabis. Esistono diverse tipologie di piante e quindi diversi tipi di “erba”, ognuna con una variante di principio attivo diversa.
    Percentuale di THC contenuta nella Marijuana: foglie grandi à 0,5% – 1%
    foglie piccole 3,7% circa
    fiori  5% – 10%
  • L’olio di Hashish è un materiale resinoso estratto con solventi dalla pianta di Cannabis, classicamente di colore marrone scuro con riflessi dorati. Uno specifico olio di hashish viene chiamato miele di hashish che viene estratto tramite butano. .
    Percentuale di THC contenuta nell’olio di hashish: 40% – 90%.

 

Solitamente il THC contenuto nell’hashish e nella marijuana diminuisce con il tempo e questo processo può essere accelerato dal calore e dalla luce; la resina e le foglie invece tenute in condizioni normali possono conservare il THC fino a due anni.

 

PER QUANTO TEMPO RIMANE IL THC NEL NOSTRO ORGANISMO?

Siamo giunti alla fatidica domanda. Mi dispiace informarvi però che la risposta non c’è, nel senso che non c’è una risposta universale perché la permanenza del THC nel corpo dipende da una serie di fattori, prettamente soggettivi, quali:

  1. Grasso corporeo: il principio attivo viene conservato nelle cellule del tessuto adiposo. Una persona magra, non solo avrà il metabolismo più veloce, ma ha anche mancanza di depositi grassi per i metaboliti di THC quindi smaltirà il principio attivo più velocemente.
  2. Frequenza: la frequenza con cui fumate ha una forte influenza sul tempo di permanenza del THC nel corpo. Quindi bisogna distinguere tra:
  • Consumatori occasionali: coloro che fumano raramente riscontreranno un test positivo da 1 a 3 giorni successivi l’assunzione. Alla fine del 4° giorno i limiti dovrebbero essere nella norma. Chiaramente i fumatori occasionali sono anche coloro che, non essendo abituati a consumare la sostanza, ne assumono dosi moderate quindi con meno contenuto di thc.
  • Consumatori abituali: quelli che fumano più frequentemente riscontreranno THC nel corpo fino a 10 giorni dopo l’ultima assunzione. In casi estremi di uso più che abituale è stata riscontrata presenza di THC anche fino a 60/70 giorni successivi all’ultima assunzione. Orientativamente comunque il THC può rimanere nel nostro corpo per circa 30/40 giorni, ma bisogna comunque tenere in conto tutte le variabili soggettive in ballo.
  1. Potenza: la potenza, indicata sotto forma di percentuale di THC contenuta (hashish, marijuana, olio) nella sostanza, influenza in maniera significativa il test.
  2. Allenamento/stile di vita: l’attività fisica e lo stile di vita che un soggetto ha influenzano il test. Ad es. l’alcool aumenta l’effetto della sostanza durante l’assunzione e l’allenamento il giorno dopo aver fumato, aumenta i livelli di THC. Uno stile di vita sano e moderata attività fisica aiutano lo smaltimento della sostanza dal corpo.

Approssimativamente possiamo darvi una stima temporale di quanto il THC rimane nel nostro corpo ma come abbiamo già spiegato i fattori in gioco sono molteplici e tutti soggettivi quindi la tabella riportata qui sotto non è una bibbia che vale per tutti, ma è solo una stima della finestra temporale di rilevamento del THC in ogni analisi in cui potete imbattervi.

Quanto rimane il THC nell’organismo dopo l’ultima assunzione?

  • Urine: da 1 a 3 giorni (circa)
  • Saliva: da 12 a 24 ore (circa)
  • Sangue: da 1 a 3 giorni (circa)
  • Capello: da 3 a 90 giorni (circa)

Questi dati solo sono una stima che ha valore solo per i consumatori occasionali e non tiene conto di tutte le variabili soggettive sopra descritte.

QUALI SONO I DIVERSI TEST ANTIDROGA IN CUI POSSIAMO IMBATTERCI?

I metodi di screening sono tantissimi e variano a seconda del contesto in cui vengono svolti e quindi di conseguenza c’è differenza di costi, tempi e chiaramente di validità. All’interno delle aziende solitamente vengono usati test meno costosi a meno che non si tratti di valutare soggetti in posizioni di grande  responsabilità.

Tra i test più diffusi in diversi contesti ci sono:

 

  1. TEST DELLA SALIVA: Si tratta di un metodo poco costoso che individua solo droghe utilizzate di recente e consiste in un semplice tampone orale che esamina la saliva del soggetto. Solitamente bastano pochi giorni di astinenza per salvarsi da un esito negativo a meno che tu non sia un consumatore assiduo. E’ molto utilizzato nelle aziende perché ha un basso costo ed è semplice e veloce ma anche poco affidabile.
  2. ESAME DEL SANGUE: valuta la presenza di THC nel sangue. E’ un esame leggermente più dispendioso rispetto a quello delle urine sia sotto l’aspetto tempistico che economico e solitamente non viene fatto nelle fasi di assunzione aziendale perché il sangue tendenzialmente trattiene la sostanza psicotropa per circa 12-24 ore, e questo vale però solo per chi fuma raramente. E’ sicuramente più affidabile del test della saliva e di quello delle urine perché viene fatto da personale specializzato e quindi non può essere sabotato come nel caso delle urine, ma deve essere svolto in breve tempo proprio per il fatto che il THC tende a rimanere per un breve periodo nel flusso sanguigno.
  3. ESAME DELLE URINE: viene svolto attraverso l’esame di un campione di urinefornito dal soggetto. Questo test rileva la presenza del THC-COOH (sopra descritto). Il limite più grande dell’esame delle urine consiste nel sabotaggio del campione perché il soggetto esaminato può sostituire il campione con uno non suo oppure diluirlo o usare altri metodi per fornire urine altrui. Chiaramente anche i laboratori di analisi hanno i loro metodi per smascherare i malfattori. I criteri di valutazione sono: il colore, se l’urina è troppo chiara si può sospettare una manomissione con l’aggiunta di acqua; la temperatura, l’urina solitamente ha una temperatura 32-36 C°; la presenza di creatina perché è uno dei componenti dell’urina quindi i laboratori valutano se è presente nel campione per controllare che non sia stato sostituito con altre sostanze; il ph e infine il peso specifico perché l’urina come tutte le sostanze ha il suo peso specifico.
    I metodi per fare l’esame sono due:
  • Recarsi in un centro di raccolta esterno e fornire in loco il campione in un contenitore apposito che poi viene sigillato e mandato al laboratorio competente.
  • Esame istantaneo: ha costi contenuti e viene utilizzato per testare i dipendenti aziendali e coloro che partecipano a programmi di disintossicazione.
  1. ESAME DEL CAPELLO: E’ il più dispendioso tra quelli descritti per questo viene usato solitamente per selezione del personale ad alti livelli di responsabilità oppure viene scelto da genitori particolarmente sospettosi. E’ l’esame temporalmente più “affidabile” perché riesce a rilevare tracce di THC anche fino a sei mesi successivi l’ultima assunzione

COME OTTENGO UN RISULTATO NEGATIVO AL TEST?

La risposta più ovvia sarebbe: NON FUMARE. Ma visto che non siamo qui a fare i moralizzatori, vi daremo dei consigli per cercare di superare il test e di smaltire le ultime cannette che vi siete fumati prima di avere la “fantastica” notizia di un esame antidroga imminente.

Partiamo dal presupposto che dall’ultimo tiro che avete fumato al giorno del test sarebbe meglio che vi asteniate dal fumare e che teniate in considerazione tutte le variabili di cui abbiamo parlato fino ad ora perché ognuno di noi ha tempi diversi di smaltimento a seconda del consumo che fa.

Esame delle urine

Se devi sottoporti ad un esame delle urine ci sono dei metodi che puoi mettere in atto per tentare uno “smaltimento veloce” e risultare negativo.

Prima di tutto devi smettere di fumare o di assumere THC in ogni sua forma nel periodo in cui provi a “ripulirti”.

  1. Bevi molta acqua subito prima del test, non devi strafare, perché questo non ti servirà a espellere il THC ma solo a diluire l’urina in maniera naturale.
  2. Qualche giorno prima del test cerca di mangiare più carne rossa perché contiene creatina (uno dei componenti delle urine) o se sei vegetariano, vegano o semplicemente non ti piace la carne, puoi ripiegare su integratori alimentari che la contengono. In questo modo al momento del test avrai livelli di creatina nella norma.
  3. Assumi vitamine del complesso B poco prima del test perché aiuteranno le tue urine ad avere un colore “normale” ma stai attento ad alternare a questo procedimento qualche bicchiere di acqua per non rischiare di fornire un campione dal dubbio colore tendente al giallo fosforescente.
  4. Cerca di urinare almeno una volta prima del test per non fornire così la prima pipì della giornata, con tutta quest’acqua immagino non ti sarà difficile fare tappa in bagno almeno una volta prima del test.
  5. Al momento del test espelli prima un po’ di urina nel gabinetto, poi trattieni e poi puoi procedere a riempire il campione, eviterai così di fornire residui di urina precedente che si accumula nel primo getto di pipì e che può avere quindi  più concentrazioni di metaboliti. Insomma cerca di inserire nel campione la parte di mezzo della pipì, né la prima parte, né l’ultima.
  6. L’esercizio fisico può aiutare a smaltire più in fretta ma consigliamo di smettere di fare sport qualche giorno prima del test perché i metaboliti vengono eliminati mentre si fa sport e quindi la loro concentrazione nel sangue e nelle urine è più forte in quel periodo di tempo. Quindi non andate in palestra fino a un’ora prima del test, non vi servirà.

N.B. Chiaramente queste dritte non sono provate scientificamente e non tengono conto in toto di tutte le variabili soggettive che ognuno di noi ha in ballo e del grado di consumo che si fa: è ovvio che se fumate una volta al mese sarà più facile risultare negativi.

 

Esame del capello

Consiste sostanzialmente nel taglio di una ciocca di capelli che sarà il campione in esame: No capelli, No test.

Ovviamente il nostro corpo è pieno di peli quindi non sarà un taglio drastico da skinhead che vi salverà perché potrebbero chiedervi di prelevare il campione da qualche altra parte del vostro corpo. A questo punto non vi rimane che chiamare un’estetista e chiederle di estirparvi anche i peli nel naso ma questo può destare sospetti se non vi inventate una buona scusa per una scelta così estrema.

Per concludere possiamo dirvi solo che l’unico antidoto efficace ad un test antidroga è non drogarsi, o farlo in maniera coscienziosa almeno nel periodo che precede il test a cui sarete sottoposti. Non ci sono delle regole universali valide per tutti per salvarsi da un esito positivo, potete solo tentare di ripulirvi con qualche semplice e soprattutto non dannoso consiglio pratico, e sperare che funzioni.

Good Luck.

Per saperne di più sul THC: Wikipedia in Italiano

I PROBLEMI E I DISTURBI CAUSATI DALL’ALCOL

L’uso di alcool, come sappiamo, è molto diffuso soprattutto nel nostro paese che ha una rinomata tradizione vinicola e alcolica in generale.

Solo ultimamente si è spostata l’attenzione su quali sono i rischi relativi all’abuso di alcool soprattutto tra i giovanissimi.
Il problema fondamentale è la percezione che si ha dell’alcool: essendo una sostanza legale e culturalmente accettata, le persone tendono a sottovalutare i rischi legati all’alcool e soprattutto non lo considerano come una sostanza che crea dipendenza, una dipendenza anche peggiore di quella provocata dalle droghe, con crisi d’astinenza ben più terribili di quelle create dall’eroina.
Per farci un’idea di cosa può riservare l’abuso e la dipendenza da sostanze alcoliche, descriviamo con questo articolo alcune sindromi e disturbi alcool correlati o indotti da alcool.

Alcool e disturbi neuro-psichiatrici

Tremore Alcolico (Sindrome d’astinenza comune)

Si può parlare di Tremore alcolico o Sindrome d’astinenza comune quando il soggetto avverte malessere in maniera più frequente e precoce della brusca interruzione dell’assunzione di alcool.
In forma lieve può comparire dopo il risveglio dal sonno notturno e di solito un bicchiere di vino mattutino può essere efficace per alleviare i sintomi ma favorisce un comportamento disfunzionale che alimenta la dipendenza cronica.
La sindrome da astinenza comune, oltre che malessere fisico, può anche determinare sintomi psichici quali:

  • depressione del tono dell’umore,
  • ansia,
  • irritabilità.

In maniera più grave possono anche presentarsi:

  • illusioni (distinte dalle allucinazioni perché il soggetto quando vive un’illusione dopo poco si rende conto che non è reale),
  • allucinazioni di vario genere (visivo, uditivo, etc…) di breve durata
  • incubi

Il DSM-IV-TR (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) classifica la Sindrome da Astinenza Alcolica come segue:

  • Cessazione di (o riduzione di) abuso di alcool cronico.
  • Due (o più) dei seguenti sintomi, che si sviluppano in un periodo variabile da alcune ore ad alcuni giorni:
  1. iperattività del SNA (per es., sudorazione o frequenza del polso maggiore di 100)
  2. aumentato tremore delle mani
  3. insonnia
  4. nausea e vomito
  5. allucinazioni o illusioni visive, tattili o uditive transitorie
  6. agitazione psicomotoria
  7. ansia
  • I sintomi del Criterio B causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
  • I sintomi non sono dovuti a una condizione medica generale e non sono meglio spiegati con un altro disturbo mentale.

Allucinosi Alcolica

L’Allucinosi Alcolica si verifica solitamente dopo un uso prolungato di alcool (10 anni o più) seguito da un’improvvisa astinenza (48 ore circa). E’ una condizione che si verifica raramente; più frequentemente colpisce i maschi di circa 40 anni che hanno un bagaglio alcolico prolungato.
L’Allucinosi Alcolica può provocare gravi alterazioni psichiche quali:

  • Illusioni (inizialmente) e allucinazioni (di seguito) di solito uditive e di carattere accusatorio e minaccioso.
  • Angoscia derivante dalle allucinazioni e dagli incubi
  • Disturbi di coscienza
  • Disturbi dell’orientamento

Il soggetto tendenzialmente mantiene uno stato di coscienza lucido e assume dei comportamenti coerenti con le allucinazioni che sperimenta (allucinazioni persecutorie  fuga, difesa).
Tale sindrome può essere confusa con la schizofrenia ma di solito nell’allucinosi alcolica non sono presenti disturbi del pensiero e la storia clinica del soggetto non è come quella di un soggetto schizofrenico.
Le manifestazioni allucinatorie di solito sono transitorie e la sindrome si risolve in 1-3 settimane a meno che il soggetto non ricomincia a bere, in quel caso ci potrebbero essere recidive.
Abbiamo due tipi di allucinosi alcoliche: acuta o transitoria detta anche Allucinosi di Wernicke e l’Allucinosi cronica o paranoide.

Epilessia Alcolica Vera

Si tratta di crisi epilettiche frequenti o sporadiche che interessano soggetti che hanno una dipendenza cronica da alcool duratura e che non presentano lesioni potenzialmente epilettogene precedenti.
Gli episodi convulsivi isolati si possono verificare anche nel corso del delirium tremens, nello stato d’intossicazione acuta grave, e nel corso dell’alcolismo in genere.
L’Epilessia alcolica vera colpisce soggetti cronici (che hanno sviluppato lesioni cerebrali a causa dell’alcool) in seguito ad un’improvvisa riduzione o cessazione dell’ingestione di alcolici, solitamente 12-24 ore dall’ultima assunzione e di solito si risolvono man mano che si riduce l’astinenza.

Questa sindrome è caratterizzata anche da alterazioni psichiche quali:

  • Carattere immaturo, dipendente dal compagno e impulsivo
  • Carattere nevrotico ansioso o psicotico caratterizzato da aggressività e deliri di gelosia
  • Parola rallentata
  • Demenza
  • Comportamento resistente
  • Lingua lesionata a causa delle morsicature che si verificano durante l’episodio.

A volte si tratta di episodi che gli esperti chiamano rhum fits o whisky fits per riferirsi a situazioni che non sono ancora vera e propria epilessia alcolica quanto piuttosto conseguenza momentanea della tossicità dell’alcool nel cervello.

Per quanto riguarda il trattamento di questa sindrome, innanzitutto è necessaria l’astinenza e il trattamento farmacologico classico abbinato ad esso.

Generalmente la disintossicazione totale da alcool può bastare per risolvere gli episodi ma solo nel caso in cui non ci sono lesioni cerebrali irreversibili, in quel caso purtroppo le crisi possono ripresentarsi per cui è consigliabile anche una cura farmacologica antiepilettica oltre alla totale astinenza da bevande alcoliche (astinenza d’obbligo anche per chi già soffre di epilessia).

Delirio di Gelosia

Il Delirio di Gelosia, chiamato anche Sindrome di Otello (dal nome del protagonista dell’opera di William Shakespeare, Otello, che uccide la moglie Desdemona perché fortemente convinto che lei lo tradisse), è la falsa convinzione che il soggetto ha circa l’infedeltà del coniuge, che può sfociare anche in episodi di violenza, sabotaggio, stalking, cyberstalking ; tendenzialmente colpisce soggetti alcolisti cronici ma può riguardare anche alcune malattie psichiatriche che non hanno interazione con l’alcolismo.
Questa sindrome molto particolare, che caratterizza soggetti in fase avanzata di alcolismo, riguarda solo i soggetti maschi e talvolta può essere collegata a problemi sessuali, come l’impotenza, causati dall’abuso di alcool.
Il Delirio di gelosia è caratterizzato dalla convinzione di tradimento certo non accompagnato da riscontri reali e spesso il soggetto delirante oltre ad essere geloso in maniera immotivata, diventa aggressivo e violento nei confronti della coniuge ma può estendersi anche nei confronti di un’eventuale amante o delle figlie.
Il delirio non intacca né l’intelligenza, né la coscienza del soggetto che rimangono conservate e spesso le idee di gelosia possono prendere la forma di idee paranoiche che trasformano gli episodi in quella che gli esperti definiscono psicosi paranoide dell’alcolista.
Il trattamento del delirio di gelosia come pure della psicosi paranoide, deve essere fatto a livello ospedaliero psichiatrico data la pericolosità del soggetto e sostenuto dall’astinenza di quest’ultimo.

LEVAMISOLO: PERCHÉ SI USA PER TAGLIARE LA COCA E QUALI SONO I RISCHI

Il levamisolo è un farmaco utilizzato per la sverminazione dei vitelli e, in molte parti del mondo, come sostanza di taglio per la cocaina.

 Secondo le statistiche diffuse dalla DEA, il reparto speciale statunitense che si occupa di lotta alla droga, una percentuale variabile tra il 50% e il 70% della cocaina contiene, tra le sostanze di taglio, proprio il levamisolo.
La tabella diffusa dalla DEA parla chiaro

Come al solito, si sono scritte scemenze belle e buone sui potenziali effetti di questa sostanza da taglio, soprattutto nell’ottica di terrorizzare i consumatori di cocaina sugli effetti che la sostanza da strada potrebbe causare.

Nell’articolo che segue non troverai nulla di tutto questo, perché lo scopo è ancora una volta quello di informare sui potenziali rischi, pur non cedendo al sensazionalismo da giornale da quattro soldi che non sembra, tra le altre cose, riuscire a sortire gli effetti sperati, ovvero la riduzione del consumo.

Che cos’è il levamisolo?

Il levamisolo è un farmaco che era utilizzato, almeno fino ad una ventina di anni fa, come medicinale contro i vermi intestinali sia per gli uomini che per gli animali.

Oggi è un presidio esclusivamente di tipo veterinario, in quanto per gli umani sono disponibili farmaci più efficaci e con meno controindicazioni. Viene utilizzato ancora massicciamente nell’industria degli allevamenti.

Perché non è più adatto all’uso umano?

Dopo anni di utilizzo (il Levamisolo è in commercio dal 1966) si è scoperto che il farmaco inibisce la creazione dei granulociti, particelle che sono necessarie al nostro corpo per combattere le infezioni. il Levamisolo ha dunque un effetto immunodepressivo parziale, che lo rende non adatto al consumo umano.

Perché si usa per tagliare la cocaina?

Il Levamisolo, al contrario di quanto possano affermare i telegiornali, non è in grado di uccidere. Ci sono tra i 20 e i 25 milioni di consumatori abituali di cocaina nel mondo e se fosse davvero una sostanza di taglio mortale, contando che circa il 50% della cocaina contiene la sostanza in questione, di casi di gente stroncata dal Levamisolo ne sentiremmo almeno uno al giorno.

In realtà il Levamisolo è una sostanza da taglio straordinaria, in quanto:

  • è di aspetto estremamente simile alla cocaina, sia per colore che per consistenza
  • non viene rilevato dai test di purezza “da strada”, quindi fa apparire la cocaina più pura di quella che poi effettivamente è
  • non ha grossi effetti collaterali, almeno rispetto alle altre sostanze di taglio che presentano le caratteristiche di cui abbiamo parlato poco sopra, ovvero somiglianza e abilita di passare
  • costa molto poco: circa 20€ al kg all’ingrosso, 100 volte meno della cocaina all’ingrosso, il che vuol dire che è in grado di aumentare sostanzialmente il margine di profitto
  • ha effetti stimolanti, di cui parleremo tra pochissimo

Si tratta dunque di una sostanza da taglio praticamente perfetta ed è per questo motivo che spesso viene utilizzata a monte, ovvero in fase di primo taglio, in quanto praticamente impossibile da rilevare, se non con attrezzatura e test professionali.

Gli effetti stimolanti del Levamisolo

Secondo alcuni studi di carattere veterinario (. Gutierrez et al. (2010) “Pemoline and tetramasole ‘positive’ in English racehorses following levamisole administration.” Irish Veterinari Journal 63:8 498–500.), il Levamisolo viene metabolizzato, sia negli umani che negli animali, in Aminorex. Si tratta di un’anfetamina stimolante, che può amplificare gli effetti della cocaina stessa e contribuisce dunque alla grande utilità del Levimasolo come sostanza di taglio.

Quali sono gli effetti collaterali?

Agranulocitosi

L’effetto più comune dell’uso di Levamisolo è l’agranulocitosi. È una patologia del sangue acuta, che vede il numero dei granulociti scendere improvvisamente. Si tratta di particelle che sono deputate a combattere le infezioni di carattere batterico e virale e in loro assenza il nostro corpo trova maggiore difficoltà a combattere gli agenti patogeni.

Si tratta del più frequente (colpisce circa lo 0,5% di chi usa il farmaco) effetto collaterale collegato con l’uso di Levamisolo.

“Pelle mangiata”

Sui giornali italiani e stranieri si è parlato negli ultimi anni di cocaina che mangia la pelle, individuando come principale responsabile proprio il Levamisolo.

Si tratta di una bufala a metà, nel senso che è vero che in alcuni soggetti l’uso di questa sostanza può causare vasculite e dunque necrosi, ma si tratta di un problema estremamente raro (come racconta questo articolo di Vice, in inglese) e dovuto ad un’anomalia genetica, di cui parleremo tra pochissimo.

Secondo gli studi più recenti la presenza di un gene, l’HLA-B27, renderebbe particolarmente sensibili a questo farmaco, ponendo le basi per vasculite e necrosi dei tessuti.

Il gene in questione sarebbe però presente in solo l’8% dei bianchi caucasici, nel 2% dei cinesi, nello 0.1% dei giapponesi e soltanto in Finlandia, caso unico, ben il 25% della popolazione avrebbe questo gene.

Il Levamisolo non costituisce dunque la minaccia che vorrebbero darci a bere i quotidiani e chi fa uso continuativo di cocaina dovrebbe forse preoccuparsi d’altro, più che di un farmaco che, oltre alla stranezza di essere utilizzato come sverminante per i vitelli d’allevamento, non presenta poi un profilo particolarmente bizzarro o preoccupante.

DANNI DA METANFETAMINA ALLA BOCCA: LA METH MOUTH

La chiamano Meth Mouth in America, ovvero bocca da Meth. Parliamo dei danni da metanfetamina alla bocca.

In questo articolo vedremo, con il corredo di foto esplicative, che tipo di danni possiamo aspettarci alla nostra bocca nel caso in cui facessimo uso continuato di questa sostanza.

meth-mouth

Non fidatevi di tutte le foto che trovate su internet

No dobbiamo fidarci di tutte le foto che troviamo in rete. La meth non è l’unica sostanza in grado di causare danni al cavo orale e spesso, dato che lo scopo è più quello di spaventare che di informare, sul web finiscono foto riferite a danni causati da altre sostanze, come eroina o cocaina.

Perchè la meth causa danni alla bocca?

Gli studi a riguardo sono ancora sperimentali. Si pensa che i danni causati alla bocca dalle metanfetamine siano dovuti a diversi fattori.

Alcuni sono direttamente collegati alla droga stessa:

  • inibizione della salivazione;
  • bruxismo causato dalla droga stessa;
  • spinta a serrare la mascella;
  • causticità della metanfetamina stessa.

Altri fattori sono associati allo stile di vita di chi ha una dipendenza da meth:

  • igiene orale scarsa;
  • consumo di bevande zuccherine eccessivo;
  • abitudini alimentari non corrette.

Segni e sintomi

I segni e i sintomi più evidenti di una “bocca da meth” sono la comparsa di carie, l’annerimento dei denti stesso, la sensazione che gli stessi stiano per disintegrarsi.

Le carie dovute all’uso di meth spesso compaiono nella zona cervicale del dente, ovvero nella parte che collega la parte visibile del dente alla sua radice.

L’annerimento tende ad essere più frequente sui denti laterali, ovvero su quelli che sono strettamente a contatto con le guance.

Il problema del Bruxismo

Il bruxismo è una condizione che comporta il serramento della mascella, con i denti che vengono a contatto e sono spesso altrettanto serrati. Si tratta di una pratica che in genere colpisce, nei soggetti che non consumano meth, durante la notte, ma che in chi fa uso della sostanza in oggetto possono presentarsi ad ogni ora del giorno, soprattutto quando l’effetto della sostanza è in calo.

Il bruxismo è in grado di peggiorare il quadro clinico del cavo orale, che è di per se già compromesso notevolmente dalle carie e dalla causticità della metanfetamina.

Si può fare qualcosa per i danni da metanfetamina alla bocca? Come si trattano? Quali sono le cure?

La meth mouth è estremamente difficile da curare, soprattutto se il soggetto continua a fare consumo della sostanza. In aggiunta, è necessario rivolgersi alle cure, costi quel che costi, sia sotto il profilo personale che su quello economico, di un dentista.

Operare però su chi si fa di meth non è facile, dato che gli anestetici locali potrebbero avere una reazione avversa con la meth, impedendo dunque al medico di operare con la tranquillità dovuta.

Il dentifricio al fluoro, utilizzato almeno 3 volte al giorno, può aiutare a recuperare la salute dei denti.

Anche il ricorso ai sialogoghi, una particolare categoria di farmaci che aiutano la salivazione, può aiutare  la salute del cavo orale.  

Si usano spesso pilocarpina e cevimelina per trattare l’inibizione della salivazione causata dalla meth.

Per saperne di più

La letteratura medica a riguardo non è ancora sviluppata. Su tutti ci sentiamo di consigliarvi:

  • Yamamoto, ; Rhodes (2009). “Methamphetamine Abuse and Dentistry”. Oral Diseases n. 15 (1): pagg. 27–37 [qui il link]
  • Shetty, Money, Ziegler, Belin, Murphy, Rawson. “The Relationship between methamphetamine use and increased dental disease [qui il link]

QUANTO RIMANE L’MDMA – ECSTASY NELLE URINE?

L’MDMA o ecstasy è una delle sostanze che vengono testate di routine nei test anti droga. È molto importante dunque conoscere per quanto tempo questa permane nelle nostre urine.

Al netto delle leggende metropolitane su lavande, bibite speciali per la pulizia, sport e altre stupidaggini che circolano in rete, ti forniamo di seguito quello che hai da sapere su quanto rimangono le tracce di MDMA / Ecstasy nelle urine.

La permanenza dei metaboliti

La permanenza dei metaboliti dell’MDMA, ovvero quelle sostanze che confermano l’assunzione della sostanza, ha durate differenti a seconda delle dosi assunte:

  • Se si è consumata una singola dose di MDMA e non si è consumatori abituali, le tracce rimangono al massimo fino a 72 ore.
  • Se si sono consumate più dosi a distanza ravvicinata, le tracce dei metaboliti dell’Ecstasy possono rimanere fino a 5 giorni

Solo in casi molto rari la sostanza è rintracciabile oltre i termini che abbiamo appena dato.

I fattori che possono modificare i tempi di rintracciabilità

Ci sono comunque dei fattori da tenere in considerazione prima di valutare l’effettiva permanenza dell’MDMA nelle urine.

Fattori individuali

A seconda della variante genetica, dello stato di salute dei reni e dell’interazione con altre tipologie di sostanze, la permanenza dei metaboliti delle urine può variare fortemente.

Età

L’età di chi ha assunto la sostanza modifica i tempi di rintracciabilità della stessa:

  • chi è più giovane ha in genere un metabolismo più rapido e soprattutto un maggior afflusso di sangue ai reni. Questo permette di espellere la sostanza più rapidamente
  • chi ha più di 50 anni potrebbe invece cominciare ad avere rallentamenti nel metabolismo e minor afflusso di sangue ai reni, che potrebbe tradursi in tempi di recupero più lunghi.

Stato di salute di fegato e reni

L’MDMA è metabolizzata, in via principale, nel fegato e per questo motivo chi ha problemi a questo organo potrebbe avere problemi nello smaltire la sostanza nei tempi previsti. Allo stesso modo i reni, deputati al filtraggio e allo scarto tramite urine, devono essere in perfetta salute per eliminare la sostanza nei tempi dovuti.

È vero che facendo sport posso smaltire l’MDMA più rapidamente?

No, non è vero. Non basta una corsetta per accorciare i tempi “di recupero”. Il discorso sulla palestra vale se fatto in modo continuato: chi ha una massa magra più sviluppata tende a smaltire prima non solo i metaboliti dell’MDMA, ma in generale di tutte le sostanze stupefacenti.

Se avete a breve un test per rilevare l’uso di Ecstasy, fare una corsa o una seduta pesante in palestra non può aiutarvi in alcun modo.

Come funziona l’assorbimento dell’MDMA?

Successivamente all’assunzione, l’Ecstasy viene assorbita molto rapidamente dal tratto gastrointestinale. Gli effetti si manifestano in 20–30 minuti e nella finestra 1–3 ore dall’assunzione la concentrazione di Molly nel corpo sarà massima.

Dopo l’ingestione, la sostanza viene metabolizzata dagli enzimi CYP450, CYP2D6 e CYP3A4. I metaboliti dell’MD, che sono poi le sostanze che il test antidroga cerca, hanno la loro massima concentrazione a 6 ore dall’assunzione.

Tra i metaboliti più importanti dell’Ecstasy possiamo trovare:

  • MDA
  • HMA
  • HMMA
  • HHMA
  • DHA
  • MDP2P
  • MDOH

Una trattazione specifica del tema può essere trovata qui

Il test delle urine in relazione all’Ecstasy

Il test delle urine è in genere preferito a quello del sangue, se l’obiettivo è quello di individuare il consumo di MDMA avvenuto fino a 5 giorni prima. La sostanza ha infatti una permanenza decisamente maggiore nelle urine.

Il test in questione permette di individuare, nella maggioranza dei soggetti, assunzione di MDMA fino a 3 giorni prima; come abbiamo detto prima, chi fa un consumo costante della sostanza, potrebbe avere tracce dei metaboliti sopra elencati fino a 5 giorni.

CON QUALI SOSTANZE VIENE TAGLIATA LA COCAINA?

La cocaina non è a km 0. Viene prodotta in pasta pura in Sud America e già in quei paesi subisce l’operazione di taglio, ovvero l’aggiunta di sostanze diverse, che aumentano il profitto dei narcotrafficanti.

Di seguito l’aggiunta di sostanze diverse avviene per mano di tutti gli anelli intermedi della distribuzione della coca e secondo gli studi di diverse agenzie per il controllo delle sostanze stupefacenti quella che raggiunge il consumatore finale sarebbe pura in una percentuale variabile tra il 40% e il 60%.

Di seguito vedremo quali sono le sostanze più utilizzate per il taglio della cocaina, lista che deve interessare particolarmente chi fa uso della sostanza, dato che spesso gli effetti delle sostanze da taglio possono essere, in alcuni casi, più pericolosi di quelli dello stupefacente stesso.

Il levamisolo è la più comune sostanza da taglio per la Coca

Benzocaina e Lidocaina

Sono due sostanze che sono utilizzate come anestetico locale e come anti-infiammatorio per la pelle. Hanno un effetto anestetizzante anche sulle mucose nasali e per questo, almeno in parte, replicano l’effetto tipico della cocaina sulle narici e sulla lingua.

È una sostanza molto facile da reperire, acquistabile senza ricetta e che nella sua versione in polvere è anche somigliante sul piano estetico.

Levamisolo

Il levamisolo è una sostanza che viene utilizzata come presidio medico contro i vermi intestinali degli animali, in particolare i vitelli di allevamento. Ne abbiamo parlato diffusamente in uno speciale: il levamisolo è una sostanza da taglio semplicemente perfetta, in quanto:

  • ha la stessa consistenza a scaglie della cocaina
  • ha effetti amplificanti sulla sostanza
  • è molto economica
  • passa il grosso dei test di purezza della coca

Il taglio con il levamisolo avviene già a alla fonte e molta della sostanza lascia il Sud America dopo essere stata tagliata con il Levamisolo.

Il Levamisolo causa agranulocitosi ed è una sostanza pericolosa.

Fenacetina

Si tratta di una sostanza analgesica (ovvero utilizzata come anti-dolorifico) che era un tempo molto comune nelle farmacie di tutto il mondo. Ha tra i suoi principali metaboliti il paracetamolo ed è utilizzata principalmente anche perchè molto somigliante sul profilo estetico alla coca. Non passa i test di purezza.

La fenatecina è oggi bandita da quasi tutti i paesi del mondo, in quanto sostanza cancerogena e che sembra avere effetti deleteri sulle papille gustative e le mucose nasali.

Procaina

Non fatevi ingannare dal nome: si tratta di un analgesico locale, un po’ come la Lidocaina, ed è utilizzato perché ha lo stesso effetto anestetizzante sulla lingua e sulle mucose nasali. Inganna l’utilizzatore di coca, facendogli credere che si tratti di coca buona, mentre invece ne scimmiotta solo gli effetti più deleteri.

cocaina taglio

Ritalin // Metilfenidato

Si tratta di un farmaco stimolante, che viene utilizzato per i bambini che soffrono di disturbi dell’attenzione. La sostanza è parente delle anfetamine ed ha dunque effetti stimolanti che sono quello che cercano, i distributori, dalle sostanze di taglio.

Efedrina

Un farmaco stimolante, che causa inappetenza. Si tratta di una sostanza che un tempo era utilizzata nell’ambito del doping sportivo.

Anfetamine di diverso genere

Nella cocaina si possono anche trovare anfetamine di diverso genere, che essendo di sintesi sono incredibilmente meno care da produrre, rispetto alla cocaina, e possono essere aggiunte anche nell’ultimo tratto della distribuzione della cocaina.

Il pericolo delle sostanze da taglio

Come hai potuto vedere le sostanze che vengono in genere aggiunte alla cocaina potrebbero essere più pericolose della coca stessa. Senza che nessuno voglia farti la morale, ti invitiamo però a tenere conto di questo prima di assumere la sostanza.

Si può testare la purezza della coca?

Sì, si può testare e ci sono in commercio diversi test in grado di rilevare quanto meno la presenza di:

  • Levamisolo
  • Fenacetina
  • Ibuprofen
  • Vitamina C
  • Efedrina
  • Lidocaina
  • Benzocaina
  • Procaina

Il test può aiutare sicuramente a individuare le sostanze più pericolose, anche se c’è da sottolineare il fatto che difficilmente si riescono a trovare in commercio dosi di stupefacente che non siano state contaminate da almeno 2 delle sostanze sopra elencate.

POPPER O POPPERS: INGREDIENTI, USO, DIPENDENZA E RISCHI

Parlando di popper (o più propriamente poppers) ci riferiamo in realtà ad un’ampia gamma di prodotti, commercializzati in soluzioni e confezioni diverse, che hanno come punto in comune il fatto di essere dei nitriti alchilici (su questo torneremo in modo più approfondito più avanti).

Si tratta di sostanze che vendono vendute in boccette grandi abbastanza da essere infilate su per la narice ed essere sniffate.

Si tratta di droghe che sono legali in quasi tutti i paesi europei e che hanno dominato alcune scene negli anni ’70, ’80 e ’90 e che oggi, grazie ad un ritorno di interesse verso le droghe legali, sono tornate prepotentemente sulla scena.

L’afrodisiaco da club gay

Chi avrà sentito parlare almeno una volta di poppers li avrà sentiti sicuramente associati alla scena dei club gay. La sostanza viene infatti utilizzata spesso come aiutino per i rapporti sessuali, dato che può in alcune circostanze potenziare l’erezione, le sensazioni e anche la dilatazione degli sfinteri.

Non si tratta però, al contrario dell’etichetta che avrebbe voluto appiccicargli la stampa, di una droga ad uso e consumo esclusivo della comunità gay. I suoi effetti migliorativi sull’esperienza sessuale sono conosciuti anche al di fuori di certi ambienti ed è per questo che la droga è tornata prepotentemente sulla scena.

Perché la gente si fa di popper? Quali sono gli effetti ricreativi?

Gli oggetti ricreativi del popper sono estremamente semplici e di breve durata:

  • si avverte, una volta sniffato, un rush alla testa molto intenso e molto rapido. Sensazione di caldo al cervello, euforia, benessere
  • se sniffato durante o in prossimità dell’orgasmo, può prolungarlo o amplificarne gli effetti
  • può aiutare in alcuni casi l’erezione
  • aiuta la dilatazione degli sfinteri ed è per questo motivo molto apprezzato tra chi pratica sesso anale, omosessuale o meno

Quali sono gli effetti collaterali del popper?

Gli effetti collaterali del popper sono parzialmente collegati all’esatta composizione della miscela che stiamo aspirando. Tra i più comuni comunque troviamo:

  • forte mal di testa passato l’effetto, a causa della rapida vasodilatazione
  • aritmia cardiaca
  • disinibizione
  • problemi temporanei di erezione, un effetto collaterale curioso soprattutto tenendo conto della fama di questa droga come aiutino per le prestazioni sessuali

Perché la gente usa il popper?

I poppers sono utilizzati in genere da soli (le interazioni con altri tipi di farmaci o droghe possono essere pericolosi, come vedremo tra poco) e sono collegati quasi in senso totale a situazioni di tipo sessuale.

Non ci sono usi rilevanti della sostanza al di fuori di questi contesti e dopo essere stati per decenni droga d’elezione della scena gay, sono oggi di frequente uso anche tra le coppie etero.

Il popper può creare dipendenza?

No, non ci sono casi riportati, se non qualche sporadico caso di dipendenza psicologica. Il popper, almeno in questo senso, è relativamente sicuro da usare.

Cura per l’angina pectoris

Una piccola curiosità riguardo questo tipo di sostanze è che furono in realtà impiegate per la prima volta come fialette per superare i casi di angina pectoris, ovvero di dolori cardiaci. Si tratta di un uso che ormai è remoto e almeno in questi frangenti sono stati sostituiti da medicinali più efficaci.

Cosa possiamo trovare nelle fialette?

Nelle fialette si trovano in genere nitrito di amile, nitrito di etile e nitrito di isobutile. Si tratta di sostanze che sono state sempre storicamente usate dai conciatori di pellame per lavorare la pelle cruda.

La composizione può variare a seconda dello status legale di tali sostanze nel paese di riferimento.

Il collegamento con l’HIV

Per anni si era creduto che l’euforia causata dal popper causasse aumenti di contagi da HIV, dato che avrebbe spinto una sessualità più disinibita e meno sicura.

QUALI SOSTANZE CAUSANO LA FAME CHIMICA?

La fame chimica è uno degli effetti collaterali più comuni quando si consumano alcuni tipi di sostanze stupefacenti.

Ma quali sono le sostanze che la causano? Si tratta di un problema collegato in modo esclusivo ai cannabinoidi? Oppure ci sono altre sostanze in grado di alterare il nostro ciclo dell’appetito?

Fame chimica, l’interazione del THC con i recettori dell’appetito

Il problema di cui parliamo oggi è collegato in maniera esclusiva al Tetra-Idro-Cannabinolo, ovvero la molecola attiva di tutte le droghe che sono derivate dalla canapa.

Possono dunque essere responsabili della fame chimica tutte le sostanze che vengono prodotte a partire da questa pianta:

  • hashish, ovvero la resina opportunamente lavorata creata da questa pianta
  • la marijuana, che altro non è che il fiore femminile della canapa, in alcune delle sue varianti

La fame chimica: quali sono le cause?

La fame chimica si presenta in quanto il THC, come abbiamo detto poco sopra, è in grado di alterare i meccanismi che regolano l’appetito.

Si tratta di un’interazione chimica piuttosto difficile da comprendere, in quanto trattasi di interazione tra alcuni recettori presenti nel nostro cervello.

Si tratta di un fenomeno che sembra colpire tutti: sia i fumatori abituali sia chi invece si avvicina a determinate sostanze per la prima volta.

Ci sono altre droghe che causano la fame chimica?

No, le uniche sostanze stupefacenti che sembrano essere correlate con lo sviluppo della fame chimica sono quelle che contengono THC. Al contrario, in via generale, le sostanze eccitanti (pensiamo ad amfetamine, cocaina, MDMA e simili) hanno effetti assolutamente opposti: causano inappetenza e per questo motivo, almeno in alcune versioni modificate, erano utilizzate proprio come inappetenti per i prodotti dimagranti.

Anche gli oppiacei non sembrano avere interazioni particolari con il ciclo dell’appetito.

Un “effetto collaterale” talvolta positivo

Talvolta la fame chimica deve essere però considerata come un importantissimo effetto positivo collegato ad hashish e marijuana: viene infatti utilizzata come presidio per andare a combattere alcune alterazioni dell’appetito, come ad esempio quelle che si sperimentano in seguito a chemioterapia e, in alcuni casi, anche per combattere alcuni disturbi alimentari, come l’anoressia.

MARIJUANA ED EREZIONE: ECCO PERCHÉ L’ERBA NON VA D’ACCORDO CON IL SESSO

La marijuana ha interazioni importanti con la salute sessuale maschile e femminile. Oggi ci occupiamo delle relazioni tra uso di droghe a base di THC (e quindi il discorso fatto qui vale, in parte, anche per l’hashish) erezione e sessualità maschile.

Trattandosi di sostanza che nel nostro paese sono ancora illegali, circola purtroppo ancora tanta ignoranza in merito.

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La marijuana fa passare la febbre?

La disinformazione sugli effetti delle sostanze, che siano leggere o pesanti, genera mostri. Oggi cerchiamo di dare una risposta, la più scientifica possibile, ad un quesito / leggenda che circola molto tra i più giovani, soprattutto tra coloro che fumano marijuana. 

È vero che la marijuana fa passare la febbre, oppure è una leggenda metropolitana, come tante che purtroppo circolano sul conto di questa sostanza?

No, la marijuana non fa passare la febbre

La marijuana non ha alcuna capacità di far passare la febbre. Tra i molti effetti che infatti il THC ha sul nostro corpo, non troviamo alcun tipo di effetto anti-piretico, ovvero il tipo di effetto che è in grado di far scendere la febbre.

Si tratta a tutti gli effetti di una leggenda metropolitana che non ha alcun tipo di riscontro scientfico. 

Può aiutare con i sintomi dell’influenza

Nonostante non sia il farmaco più indicato per questo tipo di problematiche, si deve sottolineare comunque che la marijuana, o comunque più in generale tutte le sostanze che contengono THC, possono aiutare a superare alcuni dei sintomi dell’influenza, come:

  • disturbi allo stomaco
  • crampi, sempre allo stomaco
  • mal di testa
  • affaticamento

Si tratta comunque di effetti collaterali benefici minimi, che dovrebbero essere soppesati da un lato con i danni che possono essere causati comunque dal fumo, e dall’altro con il fatto che, a questo scopo, esistono comunque farmaci più efficaci.